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Paese

Dati Generali
Il paese di Sedini
È un centro agricolo della provincia di Sassari, sorge a 12 Km. dal Golfo dell’Asinara in un territorio calcareo ricco di grotte. Una parte delle abitazioni sono costruite sulla roccia e alcune sono collegate da ponticelli in pietra. Lungo la via centrale si trova un’importante domus de janas, costituita da numerose celle comunicanti su piani sovrapposti. Poco distante è la chiesa di S. Andrea del 1517, in stile gotico-aragonese. Sedini, nel Medioevo, fece parte della curatoria dell’Anglona, nel Giudicato di Torres. Nel XII sec. appartenne all’Abbazia benedettina di S. Nicola in Silanus, successivamente passò ai Doria e agli Aragonesi. Nel 1656 un’ epidemia di peste decimò la popolazione. Nel XVIII sec. fu feudo dei Pimentel, in seguito e fino all’abolizione dei feudi appartenne ai Tellez-Giron.
Il territorio di Sedini
Altitudine: 25/466 m
Superficie: 41,49 Kmq
Popolazione: 1461
Maschi: 720 - Femmine: 741
Numero di famiglie: 546
Densità di abitanti: 35,21 per Kmq
Farmacia: piazza Unione, 15 - tel. 079 588802
Guardia Medica: via Nazionale - tel. 079 588846
Carabinieri: via Nazionale, 47 - tel. 079 588822
Polizia Municipale: via La Rampa, 20 - tel. 079 589204

Storia

SEDINI o SETINI, villaggio della Sardegna, nella divisione, provincia e prefettura di Sassari, compresa nel mandamento di Castelsardo, e parte dell’antica curatoria di Anglona nel regno di Logudoro.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 51' 5" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 18' 15".

La sua situazione è in un piano dolcemente inclinato sotto le estreme roccie verticali d’un promontorio di Monte Rudu sorgenti al suo ponente-maestro, incontro al quale, all’altra estremità dell’abitato, sorge una piccola collina, su cui sta l’antica chiesa di s. Elia.

Difeso dai venti di ponente e suoi collaterali per l’eminenza del suindicato Monte Rudu e protetto alquanto da quella collinetta; nelle altre parti è più o meno esposto, ma dominato dalla tramontana.

Come è nella natura del sito sentesi in Sedini alquanta umidità, e si patisce del freddo, che nei soffi del borea non si può sopportare.

L’aria è pura di miasmi, ma meno salubre per le variazioni atmosferiche, dalle quali chi si sa cautelare vive sano e lungo tempo, nè soggiace alle infiammazioni di petto e ai dolori di punta, che spegne in molti la vita.

Il villaggio è diviso in tre capi, e sono detti Capo Corso, Capo Sardo, Capo Corte di s. Vittoria.

Le strade del primo rione sono sopra le roccie, le altre sopra il molle, e devono essere selciate.

La maggior parte delle case ha un piano superiore; alcune sono scavate nelle roccie.

Fra queste caverne artificiali è notevole una spelonca prossima al magazzino del Monte Granatico, detta Conca polìa, che dicevi traversi tutta la rupe con uscita all’altra parte presso la chiesa di s. Giacomo.

Il territorio di Sedini è parte in valle, parte sul detto Monte Rudu. La sua superficie basterebbe al quadruplo della popolazione se fosse ben coltivata, e si può computare di circa 16 miglia quadrate, compresa però la regione di Coguinas. L’abitato è eccentrico, e resta presso a’ termini meridionali.

Oltre il detto Monte Rudu si possono notare le colline che cingono la suddetta regione dalla parte australe.

Si possono indicare nel sedinese, compresi i territori annessi di antichi paesi distrutti, circa trenta fonti notevoli per perennità e copia, dalle quali si formano alcuni ruscelli; uno che scorre a ponente con diramazione al settentrione e confluisce nel rivo di Badargiu, che ha la sua foce non lungi dalla chiesa di s. Pietro di mare; un altro a levante che porta le sue acque nel Termo, e un terzo che comincia dalla fonte detta Vena Grande nel territorio del distrutto villaggio di Espelunca e scorre verso Perfigas, per unirsi al rio di Anglona.

Questo rivo dicesi di Silanos; dà movimento a diversi molini e serve un poco alla cultura delle specie ortensi in qualche piccol tratto di terreno presso il suo corso.

Il selvaggiume in questo territorio consiste in daini e cinghiali. Abbondano le pernici, i tordi; ma sono rari quelli che prendansi il piacere della caccia.

Nelle terre incolte vegetano gli alberi ghiandiferi delle quercie-rovere, elce e sovero, tra altre specie, che in diverse parti formano selva.

Popolazione. Secondo il censimento del 1845 era in Sedini una popolazione di 1323 anime, distribuite in famiglie 359, e in case 309.

Rispettivamente all’età e al sesso fu distinta nelle classi seguenti:

Sotto li 5 anni

maschi 72, femmine 62;

da’ 5 ai 10

mas. 91, femm. 83;

da’ 10 ai 20

mas. 136, femm. 116;

da’ 20 a’ 30

mas. 118, femm. 108;

da’ 30 a’ 40

mas. 111, femm. 60;

da’ 40 a’ 50

mas. 71, femm. 98;

da’ 50 a’ 60

mas. 55, femm. 75;

da’ 60 a’ 70

mas. 19, femm. 29;

dai 70 a’ 80

mas. 7, femm. 5;

dagli 80 a’ 90

mas. 3, femm. 4.

E rispettivamente alla condizione domestica si notarono

Maschi scapoli ammogliati vedovi in totale

405, 258, 20, 683.

Femmine zitelle maritate vedove in totale

294, 265, 81, 640.

L’ordinario numero delle nascite all’anno è di 40, quello delle morti 20, quello de’ matrimoni 8.

In tempo di fazioni il numero de’ morti si ragguaglia a quello de’ nati, e talvolta lo sopravanza.

Il linguaggio de’ sedinesi è lo stesso di Castelsardo, che non è diverso dal gallurese; onde appare che in origine questa popolazione fu corsa, come si accenna dal rione detto capo corso.

Egli è però probabile che il sito non fosse allora disabitato, come si accenna dall’altro rione che è nominato capo sardo.

Il carattere di questi paesani, se si eccettui la loro propensione alla vendetta, l’impazienza di ogni sorta d’ingiuria e la ferocia nelle inimicizie, è del resto plausibile. Notasi principalmente il rispetto che hanno per le autorità costituite e la puntualità nel soddisfare alle loro obbligazioni.

Le inimicizie sono piuttosto frequenti e durano molti anni sinchè le parti stanche e abbattute dalle scambievoli offese non si riconcilino in una pace, che è sempre durevole e rispettata.

Le vendette sono spesso codarde, perchè si fanno i colpi da lontano, o sopra incauti. Molti furono colpiti dentro lo stesso paese, alla porta della casa, e i colpi partirono dal ciglione della rupe che abbiamo indicata sovrastante all’abitato.

I sedinesi amano il ballo a suon di cetra e al canto, e godono nello spettacolo della corsa de’ cavalli.

I giovani si dilettano molto spesso del tiro al bersaglio, e ne’ giorni festivi passano in questo esercizio alcune ore.

Intervengono molti spettatori, e si sogliono fare delle scommesse.

Negli ultimi giorni di carnevale si pone a bersaglio un gallo, che guadagna chi lo colpisce.

Si usano le maschere nel carnevale e si fanno balli pubblici; ma nessuna donna v’interviene, se non mascherata.

Costumasi ancora una mascherata, nella quale si vede uno in costume turco, cui sussegue una frotta di gente mascherata. In altro tempo erano rappresentati più africani che spingevano avanti di se una turba di captivi. A questi dovevano venir incontro alcuni vestiti alla sardesca, a piedi e a cavallo che dovean liberare i presi. Dopo questo ballavasi allegramente. Quest’uso ebbe origine dal fatto della vera liberazione di molte persone prese da’ barbereschi e tolte alla mano di questi da’ sedinesi. Dicesi questa la mascherata del re Moro.

In contingenze liete, massime per il parto di qualche giovine sposa, si consuma molta polvere per gli spari, e si veglia più notti presso lei in grande allegria.

Osservatori rigorosi della sospensione delle fatiche ne’ giorni di precetto i sedinesi, perchè nessuno osa fare il menomo lavoro, non hanno nessuno scrupolo se per molte ore continuano nella gara del bersaglio.

Accadendo, come accade troppo spesso ne’ tempi d’inimicizia, che alcuno sia ucciso, le donne escono da casa scarmigliate e ferocemente dilaniandosi e urlando vanno a trovare il cadavere.

Quando altri muore di morte naturale il defunto si compone in mezzo la sala, e le donne della parentela si mettono attorno sfogando con lunghi gemiti il loro dolore, mentre alcune decantano in versi le buone qualità del defunto e compiangono la sorte di quelli che sono da esso abbandonati.

È costume che gli uomini e le donne della parentela accompagnino il cadavere alla chiesa, procedendo primi gli uomini, seconde le donne.

Fatti i riti sacri, ritornano tutti nella casa funebre prime le donne, secondi gli uomini; vi si continua il pianto, si fa il solito pranzo in magro, o grasso, e si distribuiscono elemosine. Al terzo, al settimo giorno dopo il decesso ed all’anniversario, si ripetono queste cose.

La scuola primaria è frequentata da pochissimi ragazzi, non curando i genitori di farli istruire.

Le principali professioni sono l’agricoltura e la pastorizia; i mestieri di prima necessità sono esercitati da poche persone.

Le donne lavorano sempre, e fanno delle tele e de’ panni per provvedere a’ bisogni della famiglia.

Agricoltura. Sedini ha terre nientemeno idonee a’ cereali, che sieno le più vantate dell’Anglona, il qual dipartimento è lodato tra’ più graniferi del-l’Isola.

L’ordinaria seminagione del frumento di circa 800 ettolitri, di 400 d’orzo, di 100 di fave, e in proporzione de’ vari legumi, piselli, ceci, lenticchie, ecc.

Si semina molto di lino, e quello che sopravanza al bisogno delle famiglie si vende alla Gallura.

La fruttificazione media del frumento è del dieci per uno.

Le altre specie rendono ordinariamente più o meno.

La dote del monte granatico è fissata a mille rasieri, o star. 3500, ma non ve n’ha più di 500.

La vite prospera, e le uve maturano bene: in massima parte sono delle varietà bianca e producono buon vino, il quale però è insufficiente alla consumazione interna.

Da ciò può dedursi che questa coltivazione è molto ristretta, se non manchino luoghi idonei alla medesima, manca l’industria.

Il numero delle vigne è di circa 150, le più fra le quali sono di brevissima area. Le maggiori appena potranno produrre quaranta cariche.

Si distilla una porzione del vino, e questa acquavite serve a particolar provvista delle famiglie.

Gli alberi fruttiferi non sono in gran numero; le specie più comuni sono peri, pomi, susini, mandorli, noci, ficaje.

Le chiudende dette tanche per seminarvi e tenervi a pastura il bestiame, quando i pascoli comunali scarseggino, sono poche. In queste introducesi il bestiame di lavoro ne’ rigori del verno.

Pastorizia. Le regioni incolte del sedinese sono fertili di buoni pascoli per le solite specie che si educano.

Il bestiame manso numera 180 buoi per il servigio agrario e per trasporto, 100 cavalli per sella e per basto, 150 giumenti, e 60 majali.

Si alleva gran copia di pollame.

Il bestiame rude ha pochi armenti di cavalle, i quali non sommano a 140 capi.

Le vacche sorpassano forse i 1000 capi, le capre i 2500, le pecore i 4500, i porci i 900.

I formaggi, sebbene manipolati non molto bene, hanno riputazione di buoni, e si mettono in commercio per l’estero.

Gli altri articoli della pastorizia si vendono principalmente a’ mercanti di Sassari.

L’apicultura è negletta, e forse il totale degli alveari non sorpassa i 200.

Commercio. Dopo aver notato il commercio degli articoli pastori e detto con chi si fa, noteremo il commercio degli articoli agrari e diremo che questo si fa co’ galluresi, i quali ancora non fanno produrre quanto di frumento è necessario alle loro pro-visioni.

La somma che Sedini può ritrarre dalla vendita di questi diversi articoli forse non giugne alle l. 90 mila.

Dista Sedini da Castelsardo miglia 6 in retta verso maestro, da Nulvi poco più di 5 verso libeccio, dal fondo della valle di Anglona dove passerà la strada provinciale da Sassari alla Gallura migl. 3.

Le strade a’ primi due punti non sono carreggiabili in tutti i tratti.

Religione. I sedinesi sono nella diocesi del vescovo di Ampurias o Emporia.

La chiesa maggiore del paese è sotto l’invocazione dell’Apostolo s. Andrea, servita da tre sacerdoti, il primo dei quali ha qualifica di vicario.

Le chiese minori nell’abitato sono due, una officiata dalla confraternita di s. Croce, l’altra dalla confraternita del Rosario, ed hanno proprio il medesimo titolo.

Fuori dal paese si annoverano le seguenti:

La chiesa di s. Elia sopra Monterudu, che pare la stessa che dicesi posseduta da’ monaci cassinesi nel privilegio concesso a’ medesimi da Callisto II l’anno 1143, dove si fa pur menzione della chiesa di s. Giovanni nella bolla di Alessandro III dell’anno 1159 e nel diploma di Clemente III dell’anno 1188. Ivi per Sedini si vede scritto Setin.

Nel registro secondo del cardinal Ludovico, sotto l’anno 1454, si fa menzione del censo che pagava s. Elia di Setin con altre due chiese.

Le chiese di s. Giovanni, di s. Elia, di Setin con quelle di s. Pietro de Nurchi, s. Nicolao, Giovanni e Pietro, di Nugulvi, fabbricate dal donnicello Gonnario, fratello di Costantino, furono dal medesimo offerte a s. Benedetto.

S. Giacomo è più in là verso settentrione, nella pianura detta Campo di Sedini.

S. Brancazio, chiesetta, dove è nulla che meriti esser notato. Vi si festeggia ogni anno.

La chiesa dell’Annunziata e quella di s. Barbara trovandosi a circa un miglio da Sedini, dov’era l’antico villaggio di Speluncas, esistente ancora nella fine del secolo XVI.

S. Pietro di Petralata è una chiesa rovinata nella valle di Silanos, presso le rovine d’un antico casale o corte, non lungi da un’altra chiesetta disfatta, che avea suo nome da s. Pantaleone.

S. Nicolò di Silanos trovavasi alla distanza di mezz’ora verso mezzogiorno. Era una fabbrica grandiosa comparativamente alle altre chiese, ed ufficiata da’ monaci benedittini. Fu distrutta non si sa in qual tempo, e il titolo di abate restò al vescovo di Ampurias.

Nella contea di Coguinas vedonsi le vestigie di altre chiese.

La festa più solenne di Sedini, frequentata da molte persone de’ paesi limitrofi, è per la Vergine del Rosario.

Vi tiene una piccola fiera, e vi si corre il palio.

Antichità. Nuraghi. Nel territorio di Sedini si notano i seguenti: Nuraghe del prato comunale, distante dal paese minuti 25; il nur. detto di la Furrazzeddu dist. min. 6; il nur. di Gilighi dist. min. 30; il nur. di Concaniedda nella vallata dello stesso nome dist. min. 35, che è quasi intero: il nur. di Bagnu dist. min 20; il nur. di Montelongu dist. un’ora; il nur. di Apiale dist. pure un’ora; il nur. di Puttu di Carru dista 3/4; il nur. di La Serra dist. ore 1 1/2; il nur. Longu, dist. un’ora, che è quasi intero; altri due nuraghi nel luogo detto Giannas, dist. quasi un’ora; il nur. di Tintizi, dist. min.

30; il nur. di Calcinaju, dista min. 30; il nur. Petra Mulchita, dist. min. 30.

Nel luogo detto Conca Mariana in Monterudu alla dist. di min. 8 dal paese sono alcune cavernette in forma di stanzine, del genere di quelle che abbiamo indicato in molti siti, e notato come antiche tombe, e si dicono Li conchi de li fati (le caverne delle fate).

Se ne vedono consimili nel luogo detto Enaculadori, e nell’altro che appellasi Zalaini.

Sono in varii punti vestigia di antiche abitazioni, e alcune le abbiamo già indicate.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Sedini
2° domenica di Maggio: San Pancrazio - Festeggiamenti nella chiesa campestre
25 Luglio: San Giacomo -Riti religiosi e festeggiamenti con offerta di cena tipica
Agosto: Estate Sedinese - Manifestazioni Culturali, folcloristiche e spettacoli di intrattenimento
1° domenica di Ottobre: Madonna del Rosario
30 Novembre: Sant'Andrea, festa del Santo patrono - Riti religiosi e festeggiamenti civili